Quando il terremoto fermò la partita a Roma

Il boato dei tifosi dopo un gol che si mescola a quello di una scossa di terremoto, trasformando in un istante la gioia in terrore all’interno di uno stadio di calcio. Accade, nella Capitale, il 26 dicembre 1927.

Al Motovelodromo Appio, nel giorno di Santo Stefano, è in programma una gara di campionato tra la Roma e i genovesi della Dominante, progenitrice della Sampdoria.

La giornata calcistica si è interamente disputata il giorno precedente, nella domenica di Natale, ma il presidente della Roma Italo Foschi ha ottenuto di posticipare l’incontro al lunedì di Santo Stefano d’accordo con gli avversari: in questo modo sarà più facile un massiccio afflusso al Motovelodromo Appio da parte dei tifosi, altrimenti ostacolati dai pranzi natalizi e dalle corse ridotte dei tram verso lo stadio, che si trova in periferia, tra la via Appia e la Tuscolana.

A 16 minuti dal fischio finale, con la Roma in svantaggio all’arrembaggio, il mediano ligure Del Ponte calcia maldestramente nella propria rete, regalando ai giallorossi il 2-2. Sono le 16.06: il pubblico capitolino esplode di gioia, ma un terribile trambusto fa scoppiare in pochi istanti il terrore all’interno del Motovelodromo Appio.

«I romani segnavano il goal del pareggio nel preciso momento in cui la scossa di terremoto gettava il più vivo panico tra gli spettatori delle scalee e delle tribune» scrive “La Stampa” nella cronaca del match.

Il sisma, che danneggia gravemente la cittadina di Nemi, nei vicini Colli Albani, scuote per 8 secondi tutta Roma. Soprattutto sulle gradinate più alte dello stadio l’oscillazione è impressionante: gli spettatori si precipitano verso le uscite laterali e, sotto la pressione della folla, i parapetti di ferro che chiudono la parte centrale della tribuna vengono divelti.

L’arbitro sospende il gioco mentre alcune donne svengono per lo spavento e altri spettatori restano feriti o contusi nella calca. Sul terreno di gioco i ventidue calciatori restano attoniti, cercando di capire cosa stia accadendo.

A Nemi, epicentro del sisma, si conteranno 136 edifici gravemente danneggiati, centinaia di feriti, ma nessuna vittima per la scossa tellurica, valutata dell’ottavo grado della Scala Mercalli e del quinto della Scala Richter, fortunatamente durata pochissimo. Tanta gente si salva perché è in strada per le festività.

Nello stadio romano passano quattro lunghi minuti di spavento prima che si decida di riprendere a giocare: alcuni tifosi hanno già lasciato le gradinate per la paura, altri restano e si godono il successo della Roma, che si impone per 4-2.

I feriti, ricoverati in ospedale, se la caveranno con qualche medicazione e dimissioni in poche ore. Il grande spavento è passato: uscendo dallo stadio il commento per un dribbling ben fatto si intreccia con il racconto di quel terribile boato.

Articolo di: Filippa Marinetti



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